
Il gatto nero grande e grosso prendeva il sole sul balcone, facendo le fusa e meditando su come si stava bene a pancia all'aria sotto quei raggi tiepidi, con tutte e quattro le zampe ben ritratte e la coda distesa. Nel preciso istante in cui si girava pigramente per farsi scaldare la schiena dal sole, sentì il sibillo provocato da un oggetto volante. Vigile, balzò in piedi sulle zampe e fece appena in tempo a scansarsi per schivare la gabbiana che cadde sul balcone. Era un uccello molto sporco. Aveva tutto il corpo impregnato di una sostanza scura e puzzolente. Zorba il gatto si avvicinò e la gabbiana tentò di alzarsi trascinando le ali




- Sono stata raggiunta da un'onda nera. Morirò! Stridette accorata la gabbiana.
- Non morire! Riposati un pò e vedrai che ti riprendi, pregò Zorba avvicinandosi alla gabbiana esausta.
Vincendo la ripugnanza, il gatto le leccò la testa. Mentre le passava la lingua sul collo notò che la respirazione dell'uccello si faceva sempre più debole.
- Senti, amica, io voglio aiutarti, ma non so come.


-Voglio deporre un uovo. Con le ultime forze che mi restano voglio deporre un uovo. Amico gatto si vede che sei un animale buono e di nobili sentimenti. Per questo ti chiedo di farmi tre promesse. Lo farai?
-Ti prometto tutto quello che vuoi ma ora riposa - Miagolò impietosito.
- Promettimi che non ti mangerai l'uovo- stridette .aprendo gli occhi.
- Prometto che non mi mangerò l'uovo- ripetè Zorba.
-Promettimi che ne avrai cura finchè non sarà nato il piccolo.
- E promettimi che gli insegnerai a volare- stridette guardando fisso negli occhi il gatto.
- Prometto che gli insegnerò a volare. Ora riposa, vado a cercare aiuto.


La gabbiana guardò il cielo, ringraziò tutti i buoni venti che l'avevano accompagnata e, proprio mentre esalava l'ultimo respiro, un ovetto bianco con delle macchioline azzurre rotolò accanto al suo corpo impregnato di petrolio. Zorba alla vista dell'uovo, si ricordò delle promesse fatte alla gabbiana Kengah, e dopo aver chiesto consiglio ai suoi amici come si covasse un uovo, iniziò a covarlo. Dopo alcuni giorni l'uovo si schiuse e spuntò una piccola gabbiana bianca. Zorba la accolse con amore e la chiamò Fortunata.


Fortunata cresceva felice con Zorba e con tutti gli altri felini, amici del gatto, che considerava la sua famiglia. Era convinta di essere anche lei un gatto e che Zorba fosse la sua mamma.
Un giorno però Fortunata litigò con Pallino, un piccolo gattino, che arrabbiato, le dice per dispetto che Zorba e gli altri gatti la coccolano e la nutrono solo perchè la vogliono far ingrassare per mangiarsela, essendo lei non un gatto ma un uccello.
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