

Un giorno Balò, mentre volava in cielo e ammirava da lontano la luce che brillava sul mare, fu attratto dalle risa gioiose di un bambino e dal suo simpatico sorriso. "Che cosa fa risplendere così tanto i suoi denti?" pensò Balò. E decise di scendere, senza farsi notare.

"Sono il capitano di vascello. Ora, pirati, possiamo fermarci per fare merenda!" urlava Charlie ridendo mentre correva con una benda sull'occhio. Charlie aveva sette anni, i capelli biondi a spazzola, l'apparecchio ai denti e giocava a fare il pirata. Da quando si era trasferito dal nonno Oreste aveva scoperto la gioia di stare all'aria aperta nella pineta vicino al mare, poco distante dalla loro casa.

Durante la merenda l'attenzione di Charlie fu catturata dai movimenti di un'ala bianca che vide spuntare dietro la parete di un ponte lì vicino. Tolse la benda per vedere meglio e chiese al nonno di accompagnarlo. Balò, incuriosito, decise di seguirli a distanza.

Arrivati sul posto, trovarono un animale appollaiato. "Guarda nonno, c'è un'oca su quel gradino. Che ci fa lì? E chi le ha disegnato tutti quei pallini neri sul dorso?". "Non ho mai visto nulla di simile, Charlie; ma nessuno può disegnare con il pennarello dei puntini neri sulle penne di un uccello". L'oca sembrava del tutto indifferente a quei due che parlavano e continuava a lavarsi beccandosi sotto le ali. "Deve essere una specie molto rara, vedrai che domani sarà già volata via, andiamo a casa" disse il nonno.

Quella sera il piccolo Charlie non riusciva a dormire: da dove arrivava quell'oca tanto carina? Sperando di trovare risposte alle sue curiosità, sfogliò il libro degli animali, cercando la voce "Oche banche coi pallini neri". Ma non trovò nulla. Il giorno dopo nonno Oreste accompagnò il nipote a scuola in bici e mentre attraversavano il ponte... "Nonno, quella strana oca è ancora lì tutta sola. Perché non vola? Perché non nuota? sarà ferita? Dobbiamo aiutarla, avrà fame".

A scuola Charlie chiese alla maestra: "Perché un'oca se ne sta tutta sola, senza toccare l'acqua, pur avendo le zampe palmate, e senza volare, pur avendo le ali?". "Si sarà persa" rispose la maestra. "Può capitare. Le oche sono animali intelligenti e hanno grande resistenza. Possono affrontare lunghi viaggi, si muovono sempre in gruppo e amano la compagnia. Se qualcuna rimane indietro le altre, prima o poi, vanno a cercarla e, per chiamarsi, possono fare
anche dieci suoni diversi".

All'uscita di scuola il nonno lo aspettava con il cestino delle bici pieno di mele e foglie di insalata. "Queste sono per la tua nuova amica, andiamo a darle da mangiare" disse Oreste; e Charlie sorrise felice. La pedalata era più veloce del solito, tanto che Balò quasi non riusciva a seguirli. Al loro arrivo Charlie provò a lanciare le foglie di insalata, ma l'oca si scostò aprendo le ali infastidita. Oreste provò con una mela, ma l'oca si girò dall'altra parte. "Sembra che non abbia appetito. Torneremo domani e vedrai che avrà divorato tutto".

Durante la notte ci fu un forte temporale. Il nonno si alzò per chiudere le finestre e vide Charlie sveglio che guardava il cielo. "Che ci fai lì? Dovresti dormire. Su, a letto!". "Non posso! La mia amica è là fuori sotto la pioggia e non ha nemmeno un ombrello. Che le succederà se il livello del fiume dovesse salire?". "Nuoterà, come tutte le che! Non ha bisogno di un ombrello" rispose il nonno. "Vai a dormire tranquillo".

Il giorno seguente Balò, che aveva trovato riparo sotto al tetto, vide Charlie e il nonno in bici. Andavano verso il ponte. "Eccola!" gridò Charlie. La sua amica era sana e salva. "Però ha sempre quello sguardo triste..." sussurrò. L'oca sembrava un po' malinconica. "Di questo passo non avrà più energie per volare. Viene da lontano. Qui non ci sono esemplari simili e soffre la solitudine proprio come noi. Forse ha perso la rotta durante il suo ultimo viaggio e spera di essere ritrovata dalle sue compagne" disse Charlie preoccupato. "Nonno, dobbiamo portarla a casa nostra!".

Oreste provò ad afferrare l'animale: allungò il braccio, sfiorò con le dita le penne...e Quack! Si prese una bella beccata sulla mani. "Ahi!" gridò. Charlie scoppiò a ridere. "Che buffo! Non sarà per niente facile convincerla a venire con noi". E, infatti, non riuscirono in alcun modo. Balò era stupito dalla passione con cui quel bambino si preoccupava di un'oca che nessun altro considerava.

Il giorno dopo un forte rumore svegliò il quartiere. Il nonno vide sulla strada due ruspe giganti. Charlie subito si vestì e andò a controllare. "Nonno, che cosa vogliono fare?". "Distruggere il ponte e costruirne uno nuovo, più grande" rispose. "E che ne sarà di lei?" pensò. Iniziò a correre e gridare "La salverò!. Oreste, in pantofole, non riusciva a stragli dietro e anche Balò, pur volando veloce come il vento, faceva fatica.

Giunsero appena in tempo per fermare gli operai, mentre l'oca già starnazzava dalla paura. Charlie offrì al volatile la sua benda come corda, quella vi si aggrappò con il becco e lui iniziò a sollevarla con l'aiuto del nonno. "Uno, due, tre!". L'oca gli cadde addosso e Charlie la strinse forte per l'emozione. "Ce l'abbiamo fatta! Adesso ti porto a casa". Da allora il bambino e quello strano uccello dai pallini neri diventarono amici inseparabili.

L'oca lo seguiva ovunque: in giardino, in cucina, persino in cameretta. Ma nonostante avesse una nuova famiglia, non si sentiva del tutto felice e ogni sera, all'ora del tramonto, si metteva a fissare il cielo. "Hai nostalgia delle tue amiche, vero?". "Quack" rispondeva lei senza voltarsi.

A Charlie dispiaceva vederla così triste e cominciò ad accarezzarla sul dorso. "Sol" sentì a un tratto. Una nota limpida si diffuse nell'aria. "Sol la si..." le note uscivano libere. Il bambino sgranò gli occhi, poi tornò ad accarezzarla, prima passando una mano dall'alto verso il basso, poi al contrario: "Do re mi fa sol la si do" - "Do si la sol fa mi re do".
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