


Dedicato a tutti i bambini, i veri eroi di questo tempo ... perchè da subito hanno capito che stavamo per diventare i protagonisti di una triste storia...si sono fidati di noi adulti e si sono lasciati guidare, fino ad oggi!
#lascuolanonsiferma#appinDAD#tempestalecce

Mozart aveva un dono molto speciale: mille note
gli frullavano in testa fin da quando era piccino.
Erano note bambine e birichine e quando facevano i capricci venivano fuori in forma di musica.
Una musica così magica, ma così magica che subito volava via, per raccontare storie come quella che state per ascoltare.
C'era una volta il Regno del Sole: boschi e prati ricoprivano le sue terre e tra i rami degli alberi uccellini dai mille colori facevano i loro nidi.
Nel Regno del Sole la vita scorreva serena e ogni animale, dal più grande al più piccolo, vi trovava dimora e compagnia.
L'armonia era presente in ogni luogo e la musica era la sua messaggera.
Quel giorno, poco prima dell’aurora, qualcosa interruppe il cinguettio mattutino. Erano delle grida che, improvvisamente, avevano oscurato le note del regno.
“Aiuto! Aiuto” si sentiva invocare. “Nessuno mi sente?”
Il principe Tamino correva tanto da perdere il fiato, attraverso il fitto del bosco, facendosi strada a mani nude.
Alle sue spalle, ruggendo e sibilando, un drago lo stava inseguendo.
E lo aveva quasi raggiunto.
Tamino sentiva già le lingue di fuoco friggergli le orecchie, quando di colpo cadde a terra svenuto.
Proprio in quel momento anche il drago si accasciò e restò immobile.

Che cosa aveva afferrato il mostro? Una freccia avvelenata? Un masso caduto dalla montagna? Oppure un sortilegio?
"Vittoria! Vittoria!" esclamarono tre damine alate, con in mano una magica spada.
Leste volarono accanto a Tamino, ancora svenuto a terra.
"Che bel giovane! E abiti principeschi!" diissero in coro.
"Andate pure, mie care!" disse la prima "mi occuperò di lui!"
"Eh no, tocca a me restare sveglia tutta la notte finché non si svegli!" disse la seconda.
"Ma non sentite? La Regina vi chiama, è ora che andiate!" ingannò la terza.
Erano tutte innamorate del principe!
Le tre damine erano state inviate in missione segreta dalla Regina della Notte Astrifiammante: dovevano fare in modo che Tamino si convincesse a liberare la principessa Pamina dal terribile Sarastro.
"Trallallà trallallà, l'uccellatore eccolo qua!
Ma che razza di uccellatore sono se non trovo neanche un uccellino per la mia padrona? La Regina andrà su tutte le furie e allora povero me!"
Chi aveva parlato? Era Papageno. Visto da lontano poteva sembrare un uomo, ma, se si osservava più da vicino, si notavano il lungo becco giallo, le zampe da uccello e una bella coda piumata.
Tamino si destò e si trovò davanti quello strano essere.
"E' tu chi sei?" esclamò sorpreso.
"Chi sarai tu?" ribattè Papageno. "E che cosa ci fai tu nella mia foresta?"
"Io sono il principe Tamino!"
Papageno si guardò intorno e vide un orribile drago: le sue scaglie erano già diventate grigie e cominciavano a staccarsi dal corpo.
“Sei tu che mi hai salvato la vita?” chiese Tamino, non vedendo nessun altro intorno a sé.
Papageno guardò il drago e poi il principe. Quindi, vedendo che il drago era proprio stecchito, rispose: “Mio principe, sono stato io a uccidere il mostro che giace ai vostri piedi!”
“Papageno, questa è una bugia!” Dissero le tre damine, che erano rimaste a controllare che tutto filasse liscio, e in men che non si dica gli chiusero il becco con un bel lucchetto. “Hm! Hm! Hm!” gemeva Papageno.

Ma in che paese era mai capitato? Tamino era confuso: aveva appena fatto conoscenza con quello strano essere piumato e ora arrivavano dal cielo persino tre damine con le ali!
Ma non ebbe il tempo di stupirsi perché le tre damine si precipitarono da lui.
"Oh principe Tamino, tu solo potrai liberare la principessa Pamina!" dissero e gli porsero il ritratto della fanciulla.
"Questo ritratto è meravigliosamente bello!” sospirò Tamino, che, alla vista di quell'angelico viso, si innamorò perdutamente.
“Partirò in questo stesso istante! Ma ditemi: da che parte devo andare?”
“Non avere fretta, principe Tamino: quando sarà il momento lo scoprirai” conclusero le damine.



Ora Papageno poteva essere liberato dal lucchetto.
"Papageno! In cambio della libertà aiuterai Tamino a salvare la principessa!"
"Io? Ma la regina mi aspetta! E poi non so niente di principi e pricipesse! E inoltre io... ho paura!"
"Così è stato deciso: partirete insieme e non vi aiuteremo!" e donarono al prinicipe un flauto e a Papageno dei campannelli.
"Questo flauto magico ti proteggerà, o principe Tamino, e questi campanelli tintinnanti ti aiuteranno nelle difficoltà, caro Papageno ".
Le damine si dileguarono in un attimo lasciando i nostri eroi sbigottiti.
"Gambe in spalla, Papageno"! disse Tamino, inpaziente di cominciare l'ardua impresa.
Non avevano ancora fatto il primo passo quando, tra tuoni e fulmini, apparve la Regina della Notte in persona.
"Oh...non tremare, mio caro figliolo, tu sei il prescelto: parti e salva Pamina, la mia povera figlia, prigioniera del terribile Sarastro!"
E così com'era apparsa, la Regina scomparve.
Papageno, al solo sentire pronunciare il nome di Sarastro, stava per svenire dalla paura.

"Ma io non sono un principe, sono un povero uccellatore! Lasciami andare!"
"Papageno, amico mio, aiutami!" disse Tamino.
"Ti lascio il ritratto di Pamina, che ormai ho scolpito nel mio cuore. Vedrai: ce la farai!"
"Da questa parte!" dissero tre spiritelli, che avevano il compito di accompagnare i nosti eroi durante il cammino.
"Questa strada vi porta a destinazione!" aggiunsero i tre spiritelli, indicando la via per il Tempio di Sarastro.
Tamino e Papageno si incamminarono velocemente e presto arrivarono ad un bivio.


Tamino prese la strada più difficile e buia, che portava dritto al centro della foresta.
Il fifone Papageno continuò per la strada principale, tenendo ben stretto il ritratto di Pamina. Non poteva rischiare di liberare un'altra principessa!
Cammina cammina, Papageno arrivò in una radura e udì un lamento.
“ Chi sarà mai?” Papageno fece ancora qualche passo a destra e a sinistra e vide una fanciulla legata a un albero.
“E se fosse proprio lei la principessa da salvare?” si chiese Papageno.
Si avvicinò con prudenza e cominciò a confrontare il viso della fanciulla con quello del ritratto.
“Tutto coincide. Ma allora sei tu!” esclamò. Tanta era la bellezza della fanciulla che Papageno non riusciva neanche a muovere una piuma.
Proprio in quel momento piombò su di loro Monostatos, il carceriere di Pamina. Era così brutto, ma così brutto, ma così brutto, da far paura al diavolo in persona!
“ Ah!” urlò Papageno che di carcerieri non ne aveva mai visto uno, e restò stupito.
“Ah! Ah!” urlò Monostatos, che gli uccellatori non ne aveva mai visto uno, e scappò a gambe levate, lasciando Papageno incredulo per quella facile vittoria.


"Presto, mio buffo principe, liberami prima che ritorni Monostatos!" disse Pamina.
"Principessa, io sono Papageno, eseguo gli ordini del principe Tamino, che è innamorato di te e farebbe qualsiasi cosa per trovarti!"
"Tutti gli uomini che sanno amare superano ogni ostacolo!" cantarono insieme Pamina e Papageno.
Ma Monostatos non si era dato per vinto: era pronto a tendere un agguato alla fanciulla.
In un batter d'occhio Pamina si ritrovò di nuovo tra le sue grinfie.
La luna era appena spuntata con la sua luce di ghiaccio, quando si udì un tuono: era la Regina della Notte.
La principessa tirò un sospiro di sollievo e si lanciò tra le sue braccia: “Madre, che gioia rivederti! Portami via, salvami! Voglio tornare da Sarastro, uomo saggio e generoso!”


"Figlia mia, ti porterò da Sarastro" disse la regina spostandosi con distacco dalla figlia, "ma per ucciderlo! Il Cerchio del Sole deve esser mio!"
E la Regina mise tra le mani di Pamina un pugnale.
"Ricorda Pamina: se la tua mano fallirà, tu non sarai più degna di essere mia figlia!"
Così disse la Regina e sparì nella notte.

Nel frattempo Tamino si addentrava sempre più nella foresta, quando un branco di animali selvatici lo assalì, ruggendo, soffiando e roteando gli occhi.
In un lampo Tamino si ricordò del Flauto magico e cominciò a suonare una dolcissima musica.
A quel suono gli animali smisero di ruggire, soffiare e roteare gli occhi e iniziarono a danzare. Tamino ne approfittò per proseguire il suo cammino e ben presto avvistò il Tempio di Sarastro.
Con il cuore in gola, il giovane principe arrivò sotto le mura del Tempio, ma subito le guardie lo bloccarono: “Fermati! Oltre non puoi andare!”
Le porte del Tempio si spalancarono e una figura imponente comparve sulla soglia, rggendo il Cerchio del Sole. Era Sarastro, che governava con giustizia e sapienza il Regno del Sole.
"Benvenuto principe Tamino, ti stavamo aspettando" disse. "Sei finalmente giunto nel Tempio della Saggezza, dove regnano amore e virtù".


"Io s0no qui per la principessa Pamina che tiene prigioniera, o perfido Sarastro!" disse Tamino .
"Chi ti ha invitato presso queste mura ti ha ingannato" rispose lui.
"Ascoltami attentamente: dovrei superare tre prove."
"Sono pronto a tutto !" Disse Tamino con determinazione.
"La prima prova è quella del silenzio" disse Sarastro "e potrai affrontarla insieme a Papageno. La seconda è quella dell'acqua e la terza è quella del fuoco. Se supererai queste ultime due prove sarai in grado di discernere il bene dal male e Pamina sarà libera di venire con te, se lo vorrà."
Tamino prese un ampio respiro e si preparò ad affrontare la prima prova.
Nel profondo della foresta Tamino e Papageno erano sul punto di affrontare la prova del silenzio.
"La prova del silenzio? Ma che ho fatto di male?" diceva Papageno.
Papageno non sapeva proprio stare zitto, era abituato a parlare con alberi, uccelli e persino con i sassi!
"E quale sarà mai la ricompensa? Tamino avrà la tua Pamina, ma io? Oh se potessi avere una colomba, una tortorella ... una Papagena!" pensava Papageno.
In quell'istante udì una vocina: "Papageno, angelo mio, eccomi qua!"
Era una vecchina, piccola e raggrinzita, molto diversa dalla bella uccellina immaginata da Papageno.
"Non puoi essere tu la mia promessa!"
"Invece sì, angelo mio! E se non mi darai un bacio mangerai pane e acqua per tutta la vita!"
"Ma che razza di scherzo è questo?" esclamò Papageno.

"Allora?" chiese la vecchina.
"E va bene..." rispose Papageno, chiudendo gli occhi.
In quel momento...meraviglia! Al posto della vecchina apparve la più bella Papagena che si potesse mai immaginare: morbida e colorata, cinguettante e canterina, proprio una bellissima uccellina!
Ma la prova non era ancora finita e Papageno parlava e parlava, così la dolce Papagena sparì in un baleno.
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Progetto interdisciplinare avviato in presenza e concluso in modalità DAD da tutte le bambine e da tutti i bambini
BIG HEROES
delle classi 2^C e 2^D
della Scuola Primaria "Livio Tempesta di Lecce"
con la collaborazione di tutti i genitori
coordinati dai docenti
❤️Antonella Congedo, Lino Centonze e Mari Caus ❤️

- < BEGINNING
- END >
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